Il mio percorso come psicologo nasce dal desiderio profondo di comprendere la mente umana e di accompagnare le persone in momenti di cambiamento e di crescita.
Dopo la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica, ho scelto di approfondire la mia formazione con un percorso personale e professionale in Psicologia Corporea e Mindfulness Psicosomatica presso l’Istituto Umanistico Psicocorporeo (IUP). È stato un cammino che mi ha permesso di integrare la conoscenza teorica con l’esperienza diretta del corpo, delle emozioni e della relazione.
Nel tempo ho arricchito questa base con formazioni di orientamento umanistico e gruppale, ispirate ai modelli di Carl Rogers, Irvin Yalom e Wilhelm Reich, che mi hanno insegnato il valore della presenza autentica, dell’ascolto profondo e della relazione come spazio di trasformazione.
Oggi il mio modo di lavorare nasce proprio da questa integrazione: unire scienza e umanità, metodo e sensibilità, creando un incontro in cui la professionalità non è solo una competenza, ma una qualità vissuta, incarnata nel contatto con l’altro.
Ogni percorso che inizio parte da un inquadramento clinico chiaro e rigoroso, fondato sui principali modelli diagnostici e di intervento psicologico, e può essere arricchito, quando necessario, da strumenti psicodiagnostici validati.
Ma al centro di tutto resta sempre la persona: la sua storia, il suo ritmo, il suo modo unico di vivere ed esprimere la propria esperienza.
Il Mio Approccio:
Una Prospettiva Integrata alla Persona
Il mio lavoro si fonda su una visione integrata dell'essere umano, una prospettiva che ho costruito e approfondito negli anni, convinto che mente, corpo e relazioni siano inestricabilmente connessi. Per questo, in questo setting professionale accompagno in un percorso di consapevolezza che si basa su modelli la cui efficacia è supportata e validata da decenni di ricerca scientifica.
Al cuore di tutto, per me, c'è la qualità della relazione. Il mio lavoro poggia infatti sull'impalcatura teorica che riconosce nella relazione il principale fattore di cambiamento. Il mio punto di partenza è l'approccio umanistico di Carl Rogers, che nel suo celebre articolo del 1957 ha identificato le tre condizioni per facilitare la crescita: l'empatia, per comprendere il mondo interiore; l'accoglienza incondizionata e senza giudizio; e la congruenza, ovvero autenticità nella relazione. L'incredibile valore di questi elementi è oggi confermato da studi come la meta-analisi di Flückiger et al. (2018), che ribadisce come l'alleanza terapeutica sia il più forte predittore del successo di un intervento. Su questa base sicura, possiamo poi esplorare insieme le nostre matrici più antiche, usando la lente della Teoria dell'Attaccamento di John Bowlby. I suoi "modelli operativi interni" sono le mappe inconsce che guidano le nostre relazioni e, come ci ha mostrato visivamente Edward Tronick con il suo paradigma della "Still Face", la sintonizzazione emotiva è la chiave per la nostra stessa neuro-regolazione.
Ma la nostra esperienza non è solo mentale. Per questo, ho da subito integrato nel mio approccio la dimensione corporea, unendo le intuizioni dei pionieri della psicosomatica alle più recenti validazioni delle neuroscienze. Già Wilhelm Reich (1933) e Alexander Lowen (1975) mi hanno insegnato a vedere come le nostre difese psicologiche si iscrivano nel corpo sotto forma di tensioni croniche, quella che Reich chiamava "corazza muscolare". Le ricerche di Henri Laborit (1979) sull'inibizione dell'azione e più recentemente il lavoro di Bessel van der Kolk (2014) nel suo lavoro "il corpo accusa il colpo" mi hanno dato la conferma scientifica dell'evidenza clinica: il corpo accusa il colpo e registra i traumi nel sistema nervoso. Per navigare in questo territorio, trovo che la Teoria Polivagale di Stephen W. Porges (2007) sia una mappa neurofisiologica straordinaria, che ci spiega come il nostro sistema nervoso autonomo influenzi costantemente il nostro stato emotivo e la nostra capacità di sentirci al sicuro con gli altri.
Infine con la formazione del Master in Neuropsicosomatica e il modello delle Neuropersonalità, sviluppato da Montecucco (2017). Questo approccio si fonda sul lavoro del neuroscienziato Jaak Panksepp, che nella sua opera "Affective Neuroscience" (1998) ha identificato sette sistemi emotivi primari, e sulle scoperte di Candace Pert (1997) riguardo le "molecole delle emozioni". Questo modello ci permette di identificare le tendenze emotive e comportamentali prevalenti, tenendo sempre presente che, grazie alla plasticità neuronale, sono aspetti in gran parte modificabili. Per farlo, al colloquio clinico viene affiancata un'attenzione specifica alla dimensione corporea, avvalendoci anche di strumenti validati come le pratiche di consapevolezza (Mindfulness), che consentono di lavorare sulla regolazione dei sistemi emotivi e di aumentare la propriocezione. Comprendere questo modello, attraverso il colloquio e l'eventuale uso di questionari, ci permette di impostare un approccio integrato. Non ci limitiamo a parlare del problema, ma usiamo strumenti per promuovere una maggiore auto-regolazione, lavorando direttamente sulla radice neurobiologica del disagio e sostenendo i sistemi in disequilibrio a ritrovare un'armonia funzionale.
Il modello delle Neuropersonalità si basa sull'identificazione di sette sistemi emotivi di base, circuiti neurobiologici innati che governano le nostre risposte fondamentali alla vita (Panksepp, 1998). Comprendere il proprio profilo significa individuare quali di questi sistemi sono in equilibrio e quali, invece, presentano uno stato di ipo o iper-attivazione cronica.
Il sistema della RICERCA: Il cui neurotrasmettitore chiave è la Dopamina, è il motore del nostro entusiasmo, della progettualità e del piacere della scoperta. Una sua carenza può essere alla base di anedonia (incapacità di provare piacere), apatia e abulia, sintomi cardine di molti disturbi depressivi. Al contrario, una sua iperattività può collegarsi a pattern comportamentali di tipo compulsivo, alla ricerca di sensazioni forti (sensation seeking) o, in alcuni quadri clinici, a fasi maniacali/ipomaniacali.
Il sistema della PAURA: Regolato da Serotonina, Cortisolo e GABA, è essenziale per la nostra capacità di valutare i rischi e pianificare per evitare un danno. Una sua costante iperattivazione, però, è il nucleo di molti disturbi psicologici, come il disturbo d'ansia generalizzata, le fobie specifiche, il disturbo di panico e il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD). A livello di personalità, può strutturare un tratto evitante.
Il sistema della RABBIA: Connesso a Testosterone e Noradrenalina, è l'energia dell'auto-affermazione, dell'assertività e della sana difesa dei nostri confini. Se cronicamente disregolato, può manifestarsi in una generale difficoltà nel controllo degli impulsi o, in alcuni quadri di personalità (es. narcisistico o borderline), in pattern relazionali aggressivo-reattivi.
Il sistema della CURA: Che fa capo a Ossitocina e Prolattina, è la base della nostra empatia, dell'accudimento e della capacità di creare legami intimi e sicuri. Una sua disregolazione si riflette spesso nell'area dell'intimità, manifestandosi con stili di attaccamento insicuro (sia ansioso che evitante) o, in alcuni casi, con tratti di personalità dipendente.
Il sistema della TRISTEZZA/PANICO da separazione: Legato agli oppioidi endogeni, è cruciale per la nostra capacità di sentire e attraversare il dolore della perdita, mantenendo i legami sociali. Un suo squilibrio è centrale nella depressione reattiva, nel lutto complicato e, in alcuni disturbi di personalità come quello borderline, è strettamente connesso alla paura dell'abbandono e all'instabilità affettiva.
I sistemi del PIACERE CORPOREO (Serotonina), della SESSUALITÀ e del GIOCO: Sono l'espressione della nostra vitalità, della creatività e della capacità di lasciarsi andare. La loro inibizione è un marcatore comune in quadri di ritiro sociale, anedonia, alessitimia (l'incapacità di riconoscere e descrivere le proprie emozioni) e in diversi stati depressivi.
La Mappa Psicosomatica PNEI
La Mappa Psicosomatica PNEI (Montecucco, 2017) è uno strumento di valutazione visiva che sintetizza le conoscenze delle neuroscienze in un modello clinico integrato. Permette di visualizzare il funzionamento della persona lungo due assi principali, illustrando il continuum che va dall'equilibrio (centro) alla disregolazione e al disturbo (periferia).
Gli Assi Fondamentali
L'asse Orizzontale rappresenta la polarità degli emisferi cerebrali. L'Emisfero Sinistro, associato al sistema nervoso simpatico ("lotta o fuga"), governa il pensiero logico, il linguaggio e l'azione finalizzata; una sua iper-attivazione è legata a stress e ansia. L'Emisfero Destro, connesso al sistema parasimpatico ("calma e connessione"), presiede all'elaborazione emotiva, all'empatia e alla percezione d'insieme; il suo equilibrio è la base per la sicurezza e la relazione. L'obiettivo è promuovere e sostenere una comunicazione flessibile e armonica tra i due.
L'asse Verticale illustra l'integrazione tra i tre livelli del cervello secondo il modello di MacLean. Dal basso verso l'alto troviamo il Cervello Rettile (istinti di sopravvivenza), il Cervello Limbico (emozioni e attaccamento) e la Neocorteccia (pensiero razionale e auto-consapevolezza). Il benessere psicologico deriva dalla capacità della neocorteccia di comprendere, modulare e integrare i segnali provenienti dai centri emotivi e istintivi, creando una coerenza interna.
Lettura Clinica (dal Centro alla Periferia): La Mappa va letta come un percorso che, dal centro verso l'esterno, descrive il continuum dalla salute alla patologia.
Nucleo Centrale (Benessere e Resilienza): Al centro si trova il cuore pulsante del nostro benessere, lo stato della nostra naturale resilienza. Qui, i sistemi emotivi operano in armonia, manifestandosi in qualità come vitalità, curiosità, calma interiore, capacità di connessione ed empatia.
Area Intermedia (Disregolazione): Muovendosi verso l'esterno, la Mappa illustra i primi "disagi" della disregolazione. A seconda del sistema coinvolto, questi possono manifestarsi come apatia, anedonia, ansia cronica, irritabilità, iper-vigilanza, ritiro sociale o dipendenza affettiva
Fascia Esterna (Disturbo Clinico): Nell'anello più esterno si arriva al punto in cui una disregolazione, se protratta nel tempo, si cronicizza e può strutturarsi in un quadro clinico più definito, spesso riconducibile alle categorie diagnostiche del DSM. La Mappa ci permette così di vedere la diagnosi non come un'etichetta statica, ma come l'esito di un processo che ha una precisa radice neurobiologica ad esempio:
L'iper-attivazione costante del sistema della PAURA si manifesta clinicamente nei Disturbi d'Ansia, come il Disturbo di Panico, l'Ansia Sociale o il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD).
Un deficit del sistema della RICERCA è alla base dell'anedonia e dell'apatia tipiche del Disturbo Depressivo Maggiore, mentre una sua iper-attivazione disregolata è un fattore chiave nei Disturbi da Uso di Sostanze e nel Disturbo Bipolare.
Questo strumento permette quindi una valutazione multidimensionale, essenziale per orientare un intervento che sia personalizzato e mirato alle radici neurobiologiche del disagio.
Le teorie e i modelli scientifici sono solo un aspetto, è la mia esperienza sul campo e il mio percorso personale a permettermi di leggerle e di usarle per volgersi all'interno. Ogni competenza che ho oggi è il risultato di un cammino specifico e personale che porto in seduta con me.
Il lungo lavoro in ambito educativo a fianco di persone con disabilità fisiche e cognitive mi ha insegnato l'arte della pazienza e dell'ascolto non verbale. Mi ha permesso di sviluppare la capacità di cogliere i bisogni al di là delle parole, lavorando non solo con l'individuo ma con tutto il suo sistema familiare. Porto questa stessa delicatezza nel lavoro clinico, potendo accogliere l'interezza della relazione, sintonizzandomi sui tuoi tempi e valorizzando ogni tua risorsa.
L'esperienza in contesti sportivi agonistici come accompagnatore e preparatore di giovani atlete ed atleti mi ha fornito un laboratorio pratico per osservare e gestire le dinamiche di gruppo e la leadership. Mi ha permesso di specializzarmi sulla gestione dell'ansia da prestazione e sul potenziamento della resilienza mentale, insegnandomi a tradurre concetti psicologici in strategie concrete per superare i blocchi e raggiungere obiettivi sfidanti. Porto questa concretezza in ogni percorso, aiutando le persone a coltivare una mentalità focalizzata a far fronte alle proprie "sfide" personali.
La capacità di creare connessione si è rivelata cruciale anche nella conduzione di gruppi e iniziative online. Un'attività nata con ancora più urgenza durante l'emergenza Covid, che mi ha portato a fondare e guidare diversi spazi virtuali di sostegno e meditazione per svariate persone. Questa pluriennale esperienza mi ha dimostrato che un setting di supporto profondo ed efficace non è limitato dalle mura di uno studio, e mi ha permesso di affinare le tecniche per costruire un'alleanza solida anche a distanza.
Il confronto come operatore nei contesti di crisi, nel supporto sociale ai rifugiati, mi ha messo di fronte alla cruda realtà della sofferenza umana e alla straordinaria capacità di resilienza dell'essere umano. Se hai vissuto disagio e sofferenza, troverai quindi uno spazio preparato ad accoglierlo, dove lavorare con delicatezza e competenza.
Nei contesti clinici di sostegno psicologico individuale, ho potuto consolidare le tecniche fondamentali del colloquio, dall'analisi della domanda alla co-costruzione di un setting di supporto basato sull'ascolto attivo e sulla riformulazione empatica, elementi essenziali per costruire una solida alleanza terapeutica.
Infine, l'esperienza in ambito istituzionale-giuridico, come quella dell'esecuzione penale esterna, ha consolidato la mia abilità nel gestire dinamiche psicologiche complesse, forgiando la mia capacità di mantenere calma e lucidità con utenza "involontaria" in modo efficace e non giudicante.
Tutto questo, però, non sarebbe completo senza la mia personale e continua ricerca interiore. Percorsi come "L'Essenza" o gli intensivi di consapevolezza non sono state solo "formazioni", ma trasformazioni che mi hanno permesso di esplorare le mie stesse fragilità. Questa esperienza diretta del "lavoro su di sé" è forse lo strumento più importante che porto con me in seduta e non solo, perché mi permette di sedere di fronte a te non solo come un clinico, ma come essere umano che conosce per esperienza diretta la fatica, la bellezza e la paura del guardarsi dentro. È la radice della mia fiducia nel processo e la mia autenticità nella relazione che costruiremo.
Ogni parte del mio viaggio ha contribuito a creare il professionista che sono oggi. Ed è questo intero bagaglio, umano e professionale, che metto a disposizione dei miei pazienti.
Questo intero bagaglio, umano e professionale, è il fondamento del nostro incontro. Se sei pronto/a a un percorso di consapevolezza basato su scienza, integrazione mente-corpo e autenticità, il primo passo è il contatto. Iniziamo a tradurre il tuo vissuto in un nuovo equilibrio.