Pensieri, divulgazione scientifica di qualità e contenuti di approfondimento che onorano la complessità dell'esperienza umana.
La Psicologia Radicata è il nome che ho dato al mio impegno costante di ricomporre le parti divise del Sé, riconoscendo che il benessere non può prescindere dall'integrazione tra mente, corpo, emozione e sistema nervoso.
Perché ho scelto di non usare i Social Media come canale personale e primario di comunicazione professionale e promulgarne un uso etico sostenibile e funzionale alla salute dell’essere umano.
La promessa iniziale dei social network era la connessione globale. La realtà scientifica ha dimostrato che si sono evoluti in piattaforme che sfruttano meccanismi neurobiologici di base per massimizzare il tempo trascorso, a spese del benessere individuale e della coesione reale.
La mia scelta professionale non è un rifiuto della tecnologia, ma un atto di coerenza con il principio fondamentale della salute psicocorporea: ricomporre le parti divise del Sé. I social, al contrario, tendono a frammentare l'identità, l'attenzione e la percezione della realtà.
Il mio approccio è basato sul rigore scientifico e clinico ed esperienziale. I social network agiscono su tre livelli di danno dimostrato, in netto contrasto con la salute sociale e mentale dell’essere umano:
Tesi I: L'Anello della Dopamina e la Dipendenza Fisiologica
I meccanismi di reward variabile (notifiche, like) non facilitano la socialità, ma attivano potentemente il sistema della Ricerca/Anticipazione (Dopamina/Noradrenalina). Questo loop crea dipendenza (Addiction) e porta all'esaurimento:
Aumento del Cortisolo Cronico: La costante iper-vigilanza (attesa della notifica) mantiene il corpo in uno stato di allarme (iperattivazione simpatica), tipico delle Neuropersonalità Cortisoliche cronicizzate (Montecucco, 2017).
Studi specifici hanno evidenziato come l'uso post-stress dei social media "comprometta il recupero del cortisolo" (impairs cortisol recovery) (Rus HM. et al., 2017), bloccando di fatto l'accesso al sistema vagale ventrale (sicurezza e calma).
L'iper-attivazione costante è inoltre scientificamente correlata alla genesi di dipendenza comportamentale, come dimostrato in recenti meta-analisi sull'uso dei social media (Shannon H. et al., 2022).
Saturazione del Piacere: L'abuso di stimoli dopaminergici abbassa la soglia di piacere, rendendo le esperienze della vita reale meno gratificanti. Si crea una dipendenza dallo shock emotivo digitale, a scapito della stabilità emotiva (Davidson & Begley, 2012).
Tesi II: Dissociazione e Fallimento del Grounding
I social media alimentano una cultura della performance e della comparazione superficiale, agendo come potenti agenti dissociativi.
Il Sé Distorto e l'Alessitimia Sociale: La costante osservazione di contenuti sui social crea un divario tra l'Io ideale e l'Io reale. L'eccessiva focalizzazione sull'esterno inibisce l'introspezione e la consapevolezza anche corporea, aggravando l'Alessitimia (l'incapacità di nominare ed elaborare le proprie emozioni), un precursore di molti blocchi psicosomatici (Montecucco, 2017). Recenti studi hanno stabilito una forte associazione tra l'uso problematico dei social media e l'alessitimia, spesso mediata da sintomi dismorfici (Scarduzio, Servidio, & Bartucca, 2023).
Frammentazione Cognitiva: Lo scrolling continuo erode la capacità di Attenzione Aperta e la concentrazione profonda. L'eccessiva attivazione del Default Mode Network (DMN) in modalità ansiosa contribuisce al "rumore mentale" costante, ostacolando l'integrazione mente-corpo che cerchiamo in seduta. La ricerca dimostra che la pratica dell'attenzione sostenuta è essenziale per modulare il DMN e ridurre il mind-wandering (la "mente vagante"), un'abilità neuro-cognitiva compromessa dall'esposizione frammentata ai media (Brewer et al., 2011).
Tesi III: Dalla Comunità alla Polarizzazione e al Declino Empatico
L'algoritmo premia l'estremizzazione e il conflitto, trasformando il dibattito in un meccanismo di rinforzo polarizzato.
Dalla Presenza all'Ipersaturazione Segnaletica
La comunicazione mediata digitalmente non manca di segnali emotivi; al contrario, le piattaforme li ipersaturano con espedienti visivi e testuali (emoji, filtri, storytelling emotivo) volti a suscitare reazioni immediate.
Il problema risiede nel fatto che questi segnali sono iper-sintetici e manipolativi. La loro quantità smisurata produce una saturazione emotiva e assuefazione che, oltre a esporre a trappole pubblicitarie, rende la persona meno sensibile alla quiete e all'ascolto. L'antropologa Sherry Turkle (2011) sottolinea come, nell'ambiente digitale, possiamo "editare la nostra vita" (edit our lives), scegliendo solo i segnali emotivi da trasmettere, creando una performance filtrata che sabota l'autenticità e la capacità di gestire la complessità emotiva reale.
L'Opposto dell'Empatia e il Degradamento Relazionale
Per connettersi davvero (attivando il sistema della Ossitocina, come descritto nella Neuropsicosomatica di Montecucco, 2017), è necessaria la presenza e la complessità del linguaggio non verbale autentico (tono di voce, postura, micro-espressioni facciali) non mediato o creato ad arte. Questi cue sono neurologicamente essenziali per l'attivazione dei neuroni specchio e per la costruzione di un'empatia profonda funzionale e non sfuttata.
I social riducono la comunicazione a testo e reazioni veloci, inibendo questa competenza. Il risultato è il degrado della competenza relazionale, coerente con la vasta meta-analisi che ha riscontrato un "significativo declino dell'empatia disposizionale" (significant decline in dispositional empathy) nell'ultimo ventennio, correlato alla riduzione dell'interazione faccia a faccia (Konrath, O’Brien, & Hsing, 2011).
L'illusione della Socialità
Si scambia la quantità di followers o interazioni per la qualità delle relazioni, portando a una profonda solitudine mascherata dall'iperconnessione. Come Turkle (2011) osserva, la nostra iper-connessione ci porta a "aspettarsi di più dalla tecnologia e di meno dagli altri" (expect more from technology and less from each other).
Per questi motivi, ho scelto di non usare i social come canale primario e personale per divulgare contenuti, ma di promulgarne un uso etico sostenibile e funzionale alla salute dell’essere umano e inoltre non praticare la mia professione su piattaforme che utilizzano meccanismi intrinsecamente dannosi per la salute mentale.
La mia divulgazione si basa su:
Canali Sostenibili: Il Sito Web, la Newsletter e partnership mirate (come BastaPensieri) che condividono una visione etica e un modello che si orienta alla salute e al benessere dell’essere “Umano” non solo come definizione ma come esperienza.
Profondità, non Superficialità: Divulgo testi che richiedo un impegno superiore al minuto, articoli scientificamente validati e risorse che richiedono attenzione focalizzata, l'opposto dello scrolling frammentato.
Connessione Reale: Incoraggio e sostegno il contatto diretto e lo scambio in contesti clinici sociali o formativi strutturati.
Il mio invito è semplice: “Disconnettiti dal rumore che ti ammala per riconnetterti con la risorsa che ti sostiene: il tuo corpo, la tua coscienza, la tua presenza… semplicemente Tu.”
Brewer J. A., Garrison K. A. & Whitney, M. R. (2011). Meditation experience is associated with differences in default mode network activity and connectivity. Proceedings of the National Academy of Sciences, 108(48), 20254-20259.
Shannon H, Bush K, Villeneuve PJ, Hellemans KG, Guimond S. (2022). Problematic Social Media Use: A Literature Review and Preliminary Meta-Analysis. CJMIR Ment Health, 7(2), 160–178.
Davidson R. J., & Begley, S. (2012). The Emotional Life of Your Brain. Hudson Street Press.
Konrath S. H., O’Brien, E., & Hsing, C. (2011). Changes in dispositional empathy in American college students over time: A meta-analysis. Personality and Social Psychology Review, 14;9(4):e33450
Montecucco N. F. (2017). Neuropsicosomatica Vol. 1: La neuroevoluzione del sé psicosomatico e le neuropersonalità. Istituto di Neuropsicosomatica.
Rus HM., Tiemensma J. (2017). Social Media under the Skin: Facebook Use after Acute Stress Impairs Cortisol Recovery. Frontiers in Psychology, 8(1740).
Scarduzio M., Servidio R. & Bartucca G. (2023). The Association between Alexithymia and Social Media Addiction: Exploring the Role of Dysmorphic Symptoms, Symptoms Interference, and Self-Esteem, Controlling for Age and Gender. International Journal of Environmental Research and Public Health, 20(2), 1548.
Turkle S. (2011). Alone Together: Why We Expect More from Technology and Less from Each Other. Basic Books.
LA CHIAMATA
Ricomporre le Parti Divise del Sé nel Genere Umano
PREMESSA FONDAMENTALE (Psicologia e Corpo) Il Maschile e il Femminile non sono etichette binarie relative al sesso biologico, ma Qualità Energetiche Universali presenti in ogni cosa, in ogni esperienza e in ogni individuo. Questa è la base della visione psicocorporea e della Neuropsicosomatica (Montecucco, 2017).
Di conseguenza, in ogni individuo — uomo o donna — coesistono e si intrecciano la componente maschile e quella femminile. Questo principio è storicamente riconosciuto: la Medicina Tradizionale Cinese, ad esempio, definisce la qualità maschile come Yang, che non può sussistere senza l'equilibrio dello Yin, ma questa visione non è esclusiva della cultura cinese (Yin/Yang), ma è una costante antropologica nelle civiltà che hanno mantenuto un contatto profondo con le leggi naturali.
Nel mondo andino, ad esempio, si parla di Yanantin (Webb, 2012), ovvero la "parità armonica" di forze opposte che non possono esistere l'una senza l'altra. Similmente, la filosofia vedica indiana indiana identifica in Shiva (coscienza/presenza) e Shakti (energia/movimento) i due pilastri della realtà psicofisica secondo i testi vedici (Zimmer, 1946) Anche la tradizione sapienziale occidentale, antecedente alla scissione cartesiana tra mente e corpo, riconosceva questa verità fondamentale. Il "Principio di Genere" dell'Ermetismo afferma che il genere si manifesta su tutti i piani dell'esistenza: fisico, mentale e spirituale. In questa visione, il Maschile è identificato con la Volontà Proiettiva (la capacità di focalizzare, penetrare e dare direzione), mentre il Femminile è associato all'Immaginazione Ricettiva (la capacità di accogliere, generare e connettere).
La salute mentale non è altro che l'equilibrio dinamico tra queste due forze. Una volontà priva di immaginazione diviene tirannia e rigidità (tipica delle corazze caratteriali); un'immaginazione priva di volontà diviene fantasia disconnessa e incapacità di realizzazione (Ebeling, 2007) in psicosomatica questi qualità sono connesse con la noradrenalina neurotrasmettirore connesso al mentale concreto e l’endorfina neurotrasmettitore connesso il mentale astratto. Integrare il maschile significa, dunque, recuperare la capacità di direzionare l'energia vitale senza soffocare la creatività del sentire. In tutte queste tradizioni, così come nel mio approccio clinico, la salute non nasce dalla soppressione di una parte, ma dalla loro dinamica integrazione. E tralasciando le etichette, entrambe le qualità possono manifestarsi in modo integrato, funzionale e armonico o disorganizzato e disfunzionale.
La rigida dicotomia “uomo-donna” è intrinsecamente tossica, poiché mina l’integrazione personale interna di questi aspetti e qualità e la costruzione sociale insieme al dialogo.
La fase attuale è caratterizzata da una “crisi identitaria” che non è esclusiva del maschile, ma affligge l’essere umano in quanto tale.
TESI I. LA DECOSTRUZIONE ARCAICA SENZA LA COSTRUZIONE DI MODELLI SANI GENERA IL VUOTO.
NON SI PUÒ INTEGRARE CIÒ CHE NON SI È ANCORA POSSEDUTO.
Oggi si invoca la "decostruzione" dei vecchi modelli. Questo approccio fallisce se non ci si pone la domanda fondamentale: cosa si sta realmente decostruendo? Paradossalmente un giovane potrebbe non aver mai fatto proprio il modello arcaico e tossico disarmonico disfunzionale pur avendolo vissuto e magari subito. .Il rischio è che parlare di decostruzione senza lasciare spazio per modelli sani e consapevoli non fa che proiettare il giovane in uno stato di diffusione identitaria (Marcia, 1980) ovvero una sospensione nel vuoto priva sia di esplorazione che di valori stabili su cui sviluppare in maniera costruttiva la sua personalità, esponendolo ai rischi concreti evidenziati dalle recenti analisi sociologiche: abbandono scolastico, fragilità relazionale e una pericolosa radicalizzazione digitale. Questo vuoto, questo smarrimento, è il terreno fertile per manifestazioni estreme. In assenza di una struttura che contenga l'energia vitale, il disagio si polarizza inevitabilmente in due direzioni opposte e complementari: l’Implosione del ritiro sociale e l’Esplosione della condotta antisociale due fenomeni in grande diffusione ed aumento specialmente tra i più giovani.
L’assenza di un Maschile Integrato e validato socialmente lascia i soggetti più vulnerabili in una condizione di abbandono psicologico. Questo vuoto non rimane inerte, ma costringe il sistema nervoso e il sistema endocrino a cercare una via di sopravvivenza, polarizzandosi in due manifestazioni patologiche chiare:
L’Implosione (Ritiro Sociale): Il fenomeno degli Hikikomori è la risposta alla pressione percepita e alla mancanza di percorsi identitari validi in una società basata sulla performance e l’immagine (Suwa & Suzuki, 2013). A livello psicocorporeo, siamo di fronte a una Neuropersonalità Cortisolica fortemente disregolata (Montecucco, 2017). Il soggetto, sopraffatto dall'ansia sociale e dalla vergogna, vive un eccesso cronico di cortisolo che, non trovando scarico nell'azione, porta al collasso vagale (freezing). Il corpo si spegne, inibendo ogni slancio vitale e rifugiandosi nel virtuale come unico spazio dove l'identità può essere disincarnata e "al sicuro" dal giudizio.
L’Esplosione (Comportamento Antisociale): Fenomeni come le aggregazioni giovanili con forte componente antisociale (es. "Maranza") rappresentano l'esplosione e la ricerca violenta di status. Qui osserviamo una Neuropersonalità Testosteronica fortemente disregolata. L'energia vitale, priva di una direzione etica e costruttiva, viene dirottata verso una ricerca ossessiva di dominanza, territorialità e competizione predatoria.La sociologia recente evidenzia come l'esposizione a contenuti online di "mascolinità tossica" (manosfera) prometta appartenenza e potere attraverso la metafora della "Red Pill" (un presunto risveglio sulla "vera natura" manipolatoria delle donne). Questi ambienti digitali — dai "guru" della seduzione ai gruppi di celibi involontari (Incel) — canalizzano il disagio e la fragilità in atteggiamenti duri, misogini e ipercompetitivi (Ging, 2019), offrendo una struttura identitaria rigida e preconfezionata a chi non ha gli strumenti per costruirsene una propria evitando così il vero processo di crescita. Si costruisce così una "corazza caratteriale" rigida per difendersi dalla fragilità interiore, usando il gruppo come "io ausiliario" per compensare l'inadeguatezza attraverso l'aggressività.
Concentrarsi sulla condanna e sul giudizio di questi fenomeni, spostando il focus sul negativo, non fa che perpetuare la violenza. Invece di abbracciare un nuovo modello, ci si concentra sul vecchio demonizzandolo, senza fornire vie di trasformazione. Questo atteggiamento giudicante non fa che confermare al giovane la sua esclusione sia esso verso una polarità esternalizzante o internalizzante, spingendolo ulteriormente verso la paralisi cortisolica o la reattività testosteronica.
Il Passo Successivo non è la condanna, ma l'Integrazione. L'auspicio della Psicologia Radicata per il Genere Umano è la maturazione, che passa da un approccio escludente e focalizzato sul negativo, a uno volto all’integrazione della qualità "maschile" e anche “femminile” per un esperienza umana piena armonica e completa.
PRINCIPI RADICATI DI MATURAZIONE:
1. L’Integrazione delle Polarità C’è un momento critico nel percorso di crescita in cui, dopo essersi staccati dagli aspetti disfunzionali del modelli passati ereditati dai genitori e dalla società, si inizia ad includere e a vedere non solo il negativo, ma anche il positivo. Nell'ottica psicocorporea, l'integrazione è l'armonizzazione di polarità essenziali: il fare con il sentire, il risultato con il processo, la tensione con l’abbandono (rifacendosi alla Bioenergetica di A. Lowen, secondo cui la salute risiede nel libero fluire dell'energia tra i poli e la patologia nel blocco cronico della pulsazione vitale). L'uomo integro non è colui che elimina la forza per essere "buono", ma colui che armonizza il Fare (l'azione diretta, la penetrazione nel mondo) con il Sentire (l'ascolto, l'accoglienza). Impara a bilanciare l'ossessione per il Risultato con la capacità di stare nel Processo, e alterna la Tensione necessaria alla battaglia con l'Abbandono necessario alla rigenerazione. La salute non è una linea piatta, ma un'onda che scorre libera tra questi due argini.
2. Il Ritiro della Proiezione Il processo di maturazione si fa inizialmente sulle figure genitoriali — le più rilevanti nella costruzione della nostra personalità — per poi ampliarsi alla collettività. Spesso restiamo intrappolati nel giudizio, proiettando su di loro aspettative irrealistiche; ma in ottica psicocorporea, "padre" e "madre" non sono solo ruoli sociali o ricordi, bensì tracce somatiche iscritte nel nostro sistema nervoso e nelle nostre posture. Una visione neutrale e per certi versi compassionevole (Davidson & Begley, 2012) ci permette di disinnescare la reattività del trauma e sciogliere la rigidità del giudizio (Montecucco, 2017), recuperando così l'energia vitale rimasta intrappolata in quei legami. Solo questo distacco ci consente di cogliere gli aspetti positivi delle figure genitoriali, trasformando e integrando le loro risorse. C'è una differenza sostanziale tra l'inclusione passiva è un'introiezione indiscriminata che appesantisce il corpo ingoiando sia la forza che la tossicità e l'integrazione attiva, che è una vera digestione psicosomatica. È un atto di discernimento che sa "estrarre l'oro dal fango", fare propria la vitalità, la determinazione o la capacità di protezione che quel genitore possedeva, lasciando andare definitivamente le scorie e le modalità disfunzionali con cui le esprimeva.
Il Riflesso Interno: La Risonanza Somatica Una delle fonti primarie di sofferenza non è tanto il conflitto esterno tra uomini e donne, quanto la scissione interna tra le qualità maschili e femminili che abitano lo stesso corpo. In ottica psicocorporea, questa divisione si manifesta come una disconnessione tra le aree cerebrali e corporee deputate all'azione (Maschile) e quelle deputate all'accoglienza e all'ascolto (Femminile). La realtà psicologica è che quello che troviamo fuori, altro non è che un nostro riflesso interno. Non si tratta solo di una proiezione mentale (come intuito inizialmente dalla psicoanalisi classica), ma di un vero e proprio fenomeno di risonanza: il nostro sistema nervoso seleziona e amplifica nell'ambiente esterno solo ciò che conferma la nostra struttura interna (Siegel, 2012). Se dentro di noi il Maschile è tirannico e il Femminile è sottomesso o viceversa, vedremo tiranni e vittime ovunque. Solo ricomponendo le parti divise del Sé permettendo alla forza di abbracciare la sensibilità dentro i nostri tessuti possiamo rispondere alla Chiamata per un maschile consapevole e, di riflesso, pacificare e portare noi con le nostre qualità e costruire mondo che ci circonda portandoci e pratecipando alla sua creazione con le nostra qualità e la bellezza personale ed unica.
La Chiamata all'Azione: La crisi identitaria che attraversiamo non è un errore del sistema, ma un sintomo che richiede di superare la posizione giudicante e non matura per entrare nella responsabilità adulta, non a caso nella società e nella comnuicazione di oggi questa parola è presso che scomparsa o si è giovani o si è vecchi aumentando così la dicotomia e la polarizzazione tra le generazioni non permettendo così di passare modelli sani consapevoli e maturi. Finché restiamo puntati sul "cosa non va" nel maschile o nella società, rimaniamo nella reattività. La Chiamata è a iniziare una vera azione di crescita e trasformazione: l’Integrazione. L'obiettivo della Psicologia Radicata è precisamente questo: ricomporre le parti divise del Sé. Non si tratta di un mero aggiustamento intellettuale, ma di un lavoro profondo di riconnessione biologica. La neuroscienza moderna (Damasio, 1994) conferma che la ragione non può funzionare correttamente se scissa dall'emozione e dal corpo. Il vero benessere, dunque, non può prescindere dall'armonia tra mente, corpo, emozione e sistema nervoso. Rispondere alla Chiamata significa smettere di essere campi di battaglia interiori: solo un essere umano che ha pacificato la guerra tra il proprio sentire e il proprio fare può smettere di proiettare conflitto nel mondo e diventare, finalmente, un Essere Umano intero.
Davidson, R. J., & Begley, S. (2012). The Emotional Life of Your Brain. Hudson Street Press. (Sulla neuroscienza della compassione).
Erikson, E. H. (1968). Identity: Youth and Crisis. Norton & Company. (Sulla crisi identitaria in adolescenza).
Damasio, A. R. (1994). Descartes' Error: Emotion, Reason, and the Human Brain. Putnam. (Sull'indivisibilità di mente, corpo ed emozione).
Marcia, J. E. (1980). Identity in adolescence. In Handbook of adolescent psychology. Wiley. (Sulla diffusione e formazione dell'identità).
Montecucco, N. F. (2017). Neuropsicosomatica Vol. 1: La neuroevoluzione del sé psicosomatico e le neuropersonalità. Istituto di Neuropsicosomatica. (Riferimento per il modello psicocorporeo).
Suwa, M., & Suzuki, K. (2013). The phenomenon of "hikikomori" (social withdrawal) and the socio-cultural situation in Japan today. Journal of Psychopathology, 19, 191-198. (Sulle cause sociali e la prevalenza del ritiro sociale).
Vandello, J. A., & Bosson, J. K. (2013). Hard won and easily lost: A theory of precarious manhood. Psychology of Men & Masculinity, 14(2), 101–113. (Sulla mascolinità precaria come causa di comportamenti antisociali).
Webb, H. S. (2012). Yanantin and Masintin in the Andean World: Complementary Dualism in Modern Peru. University of New Mexico Press.
Zimmer, H. R. (1946). Myths and Symbols in Indian Art and Civilization. Pantheon Books.
Lowen, A. (1975). Bioenergetics. Penguin Books.
Ebeling, F. (2007). The Secret History of Hermes Trismegistus: Hermeticism from Ancient to Modern Times. Cornell University Press.
Ging, D. (2019). Alphas, Betas, and Incels: Theorizing the Masculinities of the Manosphere. Men and Masculinities, 22(4), 638–657.
Siegel, D. J. (2012). The Developing Mind: How Relationships and the Brain Interact to Shape Who We Are. Guilford Press.